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Divide et Impera

18 settembre 09 ~ Paolo Ardini ~ 5 commenti

Sono sempre stato convinto del fatto che, in ogni scenario, esistano responsabilità oggettive e responsabilità soggettive. Sono altresì sempre più convinto che il lupo segua l’istinto e la pecora vittima abbia una responsabilità soggettiva attenuata solo da un’evidente disparità di forze fisiche e istinti. Esistono sì le vittime ed esistono, purtroppo, anche i carnefici ovviamente, ma si dovrebbero definire vittime solo le persone non coscienti di ciò che stanno subendo.

Perchè si fa tanto un gran parlare (male) del trattamento riservatoci, si critica tutto e tutti, si creano tensioni ma poi si assecondano in silenzio e mestamente tutte le condizioni imposte? E poi, a voler essere maliziosi, queste critiche (non costruttive, anzi fastidiose) vogliamo forse sondare da quali bocche provengono? Ho potuto constatare che chi è sempre rimasto qui e ha davvero aiutato la città, la propria famiglia, i propri amici, la propria economia, non ha molta voglia di emanare sentense, perchè ha capito che l’unico modo per risollevarsi è l’impegno quotidiano qui, nella propria terra. Abbiamo forse capito che si può vivere in maniera molto più dignotosa anche rimanendo umili.

Tanti risponderebbero “E chi l’ha perso il lavoro?”. Bene, il sottoscritto ha ricominciato a lavorare da quattro mesi. I primi due mesi del nostro “anno zero” li ha passati consegnando pacchi per i campi, inchiodando tavole, caricando blocchi di cemento per piazzare un container, riallestendo ex-novo l’ufficio in questo container visto che l’edificio che lo ospitava è dichiarato E, partecipando alle Conferenze dei Comitati per capire quanti di noi hanno ancora gli attributi. Francamente non ho visto lo stesso impegno da parte dei tanti che ad oggi si riempiono la bocca di sentense, di critiche al Governo, al Sindaco e a tutta la filiera…ma dov’erano allora? E soprattutto, dove sono adesso? Non mi sono mai sentito migliore di tanti altri, ergo se posso farlo io possono farlo in tanti. Mi viene allora da pensare se, alla fine della fiera, tutti i Signori di cui sopra non covassero, già da prima, ben celati sentimenti di disprezzo per questa città. Ben celati perchè alle Messe di Natale a S. Massimo c’erano sempre, non si sono persi un corteo della Perdonanza, passavano sotto la Porta Santa con ostentato orgoglio, c’avevano pure la nomina a Sant’Agnese…ma quando servivano qui per aiutare se la sono data a gambe con la stessa velocità con la quale andavano a farsi l’aperitivo alle sei e mezza tutti i giorni.

Ho già avuto modo di dirlo, le convivenze forzate sono controproducenti, quindi tantovale che ognuno segua il proprio “istinto”, la storia deciderà se l’istinto del lupo è quello di chi è rimasto o di chi è andato via, non sta a noi giudicarlo.

Chiudo questo lungo preambolo con una amara constatazione: la disparità di comportamenti, ancor prima che di trattamenti, adottata da molti di noi sarà, a mio avviso, un’eredità marchiata a fuoco per generazioni, che inevitabilmente rappresenterà un fattore di netta spaccatura tra i figli e nipoti di chi ha cercato “la via del mare” e chi ha rinsaldato le radici. Questo mi introduce al nocciolo di quanto vorrei esporre. Coscienti dell’accaduto, oramai, lo siamo tutti. Chi più chi meno, chi con maggiore fiducia, chi con maggiore scoramento, chi più realista, chi più sognatore, abbiamo oramai digerito il triste accadimento. Abbiamo quindi noi ancora l’obbligo di sensibilizzare chi? E verso che cosa? Non mi si venga più a raccontare che dopo cinque mesi e mezzo c’è ancora qualcuno che “non si è reso conto della situazione” e di quello che ci stanno facendo…la cosa potrebbe urtarmi non poco.

Detto questo, mi sembra palese quale sia stata, fin dall’inizio, la strategia adottata dal Governo  e dalla Protezione Civile: Divide et Impera. In poche parole, per controllare tante persone con pochi mezzi basta dividerli in gruppi omogenei in modo che non possano interagire tra loro, mettere tali gruppi l’uno contro l’altro per evitare che una certa “linea di pensiero comune” possa unificarli tutti sotto un’unica bandiera contro il “colonizzatore”. Ma Signori! Questa è storia vecchia! E’ storia di più di 2000 anni fa! E non è un modo di dire!


Effige romana a mosaico nella stazione centrale di Milano

Effige romana a mosaico nella stazione centrale di Milano

Guarda caso, gli antichi romani avevano anche l’aquila (con la “a” minuscola) come effige del proprio potere imperialista. Aveva ragione chi diceva che “…le nostre parole d’ordine sono confuse, di alcune se n’è impossessato il nemico…”. Stiamo subendo una delle più vecchie strategie imposta con successo all’ombra di un’aquila fiera…quando si dice l’ironia della sorte!

Ma per rimanere fedele alle mie idee, non è sempre colpa del lupo…ci sono troppe pecore in giro che stanno facendo il suo gioco, anzi, cosa ancor peggiore, fanno tanto rumore parlando male del lupo che neanche si accorgono quando questo gli arriva alle spalle…ma in fondo, meglio 100 giorni da pecore, giusto? A buon intenditor poche parole.
Ovviamente non si può generalizzare, c’è chi ha ancora la “vera” necessità, ce l’abbiamo un pò tutti, ma alcune classi in particolare hanno il diritto pressochè assolute di un qualsiasi tipo di assistenza. Il problema è che, mi giungono voci (…), giovanotti e giovanotte “abili” se la stanno passando non male da quelle parti, mentre anziani e donne con bambini vengono evaquati dalle tendopoli per essere spalamti sull’intera provincia. Sempre quel qualcuno mi dice che però questi bisogna capirli, perchè è brutto stare lontani da casa…mha, allora perchè non tornano?

Devo dire che, nella sua lucidità, l’applicazione di questa vecchia ma mai obsoleta strategia ha sortito gli effetti desiderati, ad ogni livello. Chi è rimasto qui ce l’ha con quelli che sono là, tutti ce l’abbiamo con le Istituzioni che non funzionano, i condòmini ce l’hanno tra di loro perchè c’è chi è rimasto sotto casa e chi è andato via, tutti insieme ce l’hanno con l’Amministratore, gli Ingegneri con il Governo…insomma, volevano creare delle spaccature? Ci sono riusciti benissimo e il più grande risultato è : TEMPO. Tempo prezioso per rimescolare le carte, per prendere nuovi è più vantaggiosi accordi, per giustificare ritardi, per imbambolare la gente con i soliti giochi di prestigio, per distrarli con magnificenti giochi da dare in pasto al popolo. (A proposito di romani, ricordate nel film “Il Gladiatore” quando qualcuno disse “possono anche morire di peste e ti odieranno, ma falli divertire e ti ameranno per sempre” o qualcosa del genere…insomma, adesso capiamo perchè “sti romani” sono stati tanto grandi e sono durati tanto?).

La strategia del divide et impera ha fatto leva su un buon numero di persone predisposte a condurre una vita “tranquilla”, fatta di piccole sicurezze fittizie che costituivano  il guscio ovattato che li rendeva immuni da ogni colpo di vento e, parliamoci francamente, anche da ogni responsabilità civica. Venendo a mancare è caduto il castello di carte, regno della proprie sicurezze. Mi piacerebbe fare un censimento di queste persone e sapere cosa facevano nella vita prima, cosa fanno adesso lo sappiamo. Io un’idea me la sono fatta. Sulla costa hanno forse trovato locali e uffici per imprenditori, professionisti e artigiani o hanno forse trasferito degli uffici della Provincia?

Ad ogni modo, leggendo quanto sopra esposto, sembrerebbe che la strategia abbia funzionato bene anche con me, visto che potrebbe trapelare un certo astio nei confronti di tali soggetti. In realtà io avrei semplicemente attuato una sorta di “arruolamento” non volontario degli abili, riservando l’accoglienza e la piena assistenza agli anziani, ai bambini e alle mamme. Non ci dimentichiamo che i nostri nonni lasciavano le proprie famiglie per andare in miniera e tornavano dopo anni con i soldi in tasca, quindi qualche mese di distacco dalla famigliola per poter contribuire alla rinascita della nostra città sarebbe stato un gesto altrettanto onorevole, alla luce della catastrofe.

In realtà vorrei davvero che tornassero tutti, se non altro per fare numero, per far girare qualche soldo in più e non costringere tante attività a chiudere. La mia posizione nei loro confronti è una questione personale e riservata, il mio silenzio ed il mio distacco sarà solo una reazione istintiva di un sentimento ormai genetico, atavico, biologico nei confronti degli ignavi.

Paolo Ardini

 
 
 
 

Commenti a “Divide et Impera”

Questo articolo è stato commentato 5 volte

  1. Osservatore ~ 18 settembre 2009, 12:45

    Il buon paolo resta un gran signore: “ignavi” li chiama. Io che invece spesso sono assai meno “elegante” o politicamente corretto, li chiamo PARASSITI.
    Costoro hanno fatto immediatamente i conti, verificato immeditamente che stare a rimorchio mangiando a truscia e alloggiando a sbafo, vale assai più della autonoma sitemazione o di una mensilità di affitto agevolato o rimborsato. Hanno subito capito che con i mezzi pubblici gratis, le viacard gratis e i rimbotrsi kilometrici, anche se il loro territorio e l’economia connessa, va al collasso, loro mettevano i banca tutto lo stipendio (cosa che non facevano manco prima del terremoto) quindi fottendosene della loro città… dei loro concittadini, del loro territorio, al mare sono migrati, a spese altrui… Paolo sa che anche il loro indotto economico sarebbe utile per i tempi bui che ci attendono…. e lo dice… io rispetto Paolo, ma dico che dagli “escrementi economici” di questi PITOCCHI, voglio stare lontano, spero anci che costoro emigrino per non più infestare la nostra amata e vibrante terra.
    Meglio la fame !!!!
    PS: non faccio tutt’erba un fascio… sia chiaro… ma questi parassiti ci sono… e sono
    migliaia… non sono eccezioni… sono forse persino maggioranza!!!

  2. Antonio ~ 20 settembre 2009, 23:32

    Mi duole dirlo ma continuiamo a non vedere oltre il palmo della mano! Se vi pensate che il comportamento della gran parte degli aquilani in questa situazione si possa riassumere catalogando come buoni quelli rimasti a l’Aquila e cattivi quelli che sono andati sulla costa allora non conoscete gli aquilani! Gente che pensa solo ai cavoli propri ed anche nelle situazioni peggiori sempre pronti a dire “speriamo che me la cavo” fregandosene altamente degli altri! Li ho riconosciuti sulla costa ma anche negli irriducibili, rimasti nelle tende perchè volevano essere i primi ad appropriarsi delle C.A.S.E.. Quelli che sono rimasti lo hanno fatto per curare bene i LORO interessi, non quelli della città, per rimettere in sesto le loro 5-6 case e riaffittarle a prezzi stratosferici, per speculare sui panini e tante altre bassezze che ben conosciamo. Il sottoscritto che oltre il lavoro ha ben poco ormai nella sua città si è spostato per far riaquistare un pò di tranquillità alla propria famiglia, viaggiando TUTTI i giorni con grande sacrificio! Dirò di più, se tutti quelli che hanno scelto la contribuzione autonoma oggi fossero ancora negli alberghi senza sputare sentenze perchè scontenti di pagarsi il vitto forse la P.C. si sarebbe data maggiormente da fare con le casette o altre soluzioni, perchè è grazie a loro che gli hanno alleggerito il carico che si sono rilassati! Non parliamo di quei furbi con le case B che si sono presi il contributo di autonoma sistemazione per poi tornare nelle abitazioni con le crepe! Morale della favola chi era strxxzo prima lo è maggiormente adesso, e non mi venite a dire che sono tutti sulla costa, altrimenti vi classificate da soli!

  3. Paolo Ardini ~ 21 settembre 2009, 08:08

    Mi duole dirlo anche a me caro Sig. Antonio, ma anche Lei non riesce a vedere oltre il palmo della sua “mano”. Quello che volevo sottolineare era come tanti concittadini hanno assecondato la strategia di deportazione messa in atto da Governo e Istituzioni locali e nel contempo, però, la criticano.

    Allora, visto che di pane e coerenza si vive, sarebbe il caso che chi ha usufruito e usufruisce tuttora di tale “supporto” dovrebbe avere almeno la compiacenza di tacere sulle scelte operate.
    Sicuramente non è il suo caso, ma sfruttare la situazione e poi lamentarsi non mi sembra onorevole.

    Questo le dovrebbe far capire che non si stava assolutamente generalizzando, ma l’accusa era ben mirata. Generalizzazione che poi, in maniera anche molto superficiale, fa Lei pensando che tutti quelli che sono rimasti qui sono proprietari di 5-6 case, che hanno goduto di una sistemazione autonoma prosperosa e che hanno solo interessi da curare e che nelle case classificate B sono rientrati tutti in allegria.

    Allora mi costringe a presentarle due conti e a farle notare qualcosa che, probabilmente, le è sfuggito passando troppe ore in macchina per fare su e giù. Io, come le Aziende che rappresento all’interno del Comitato, sono un autonomo, quindi nessuno si è preoccupato di “ritrovarmi” il lavoro, la mia casa è classificata B ma non posso rientrarci perchè ho i muri che cadono con il vento, con mio padre ho costruito una baracca di legno di 16 metri quadri a spese nostre, dal 6 aprile ho speso circa 3000 euro solo per mangiare e il contributo di autonoma sistemazione che Lei ritiene lauto ammonta ad oggi a 170 euro…e saremmo noi la colpa del “rilassamento” della Protezione Civile? Qunidi se fossimo venuti con voi a quest’ora ci avrebbero costruito le casette di legno? Ma perchè non spegne la televisione caro Sig. Antonio?

    A Lei che mi sembra una persona savia e giovane mi rivolgo facendole anche notare che qui c’è stato molto da fare anche a livello umano, perchè una chiacchera scambiata con un passante sconosciuto, una pacca su una spalla e una parola di conforto agli amici, un giro in macchina a consegnare giacche e vestiti hanno significato tanto. La prego di dirmi che lo ha fatto anche Lei! Mi dica che ha sentito lo stimolo di proteggere la sua famiglia al mare e di stare qualche giorno in “trincea” solo per affermare la sua presenza di Aquilano fiero! Sono sicuro che Lei ha fatto tutto questo, vero?

    Comunque a questo punto dovrebbe aver capito a quale categoria di lavoratori appartiene questo Comitato, quindi parlare di “buoni” o “cattivi” è fortemente fuori luogo. Lei ha fatto bene, anzi benissimo ad andarsene e visto che solo il lavoro le è rimasto qui le auguro di cuore di trovare lavoro vicino ai suoi cari e non è ironia, le auguro davvero che possa ritrovare la sua tranquillità lontano dalle persone che Lei disprezza tanto. Spero tanto che “Lei se la cavi” di cuore!

    Comunque, visto che qui non siamo abituati a cadere nei tranelli nè tantomeno assecondiamo le tattiche dei “potenti”, io spero di conoscerla e di poterla abbracciare come un aquilano degno di essere chiamato tale e non voglio che nessuna scelta imposta mi costringa a disprezzare un mio concittadino. La prego solo di valutare bene le sue fonti di informazione perchè le notizie che qui riporta mi sembrano frutto solo di fraintendimenti oppure di un covato senso di sconforto. Stia sereno Sig. Antonio! Sappia che qui ci sono persone che non se ne andranno mai e vogliono aiutare tutti a ritrovare una cttà in ripresa…quando tornerete.

    Un abbraccio aquilano.

  4. Paolo Ardini ~ 21 settembre 2009, 08:41

    Mi scusi se insisto Sig. Antonio, volevo comunque puntualizzare un altro paio di cose che mi sono sfuggite:

    - Noi gli aquilani li conosciamo, conosciamo sia quelli “buoni” che quelli “cattivi”, ma quelli che ho intorno in questo momento non sono quelli “buoni”, sono quelli OTTIMI, cioè gli unici degni di essere chiamati aquilani.

    - Mi dispiace che sia il bersaglio di questa mia affermazione ma, purtroppo, Lei è capitato. Quando avremo occasione di conoscerci capirà che tutte le persone che ho intorno ne sono già al corrente: DIPENDESSE DA ME, SE LA SUA ETA’ E’ COMPRESA TRA I 18 E 60 E IN BUONO STATO DI SALUTE, LEI SAREBBE UNO DI QUELLI “ABILI E ARRUOLATI” DI CUI HO PARLATO. LA SUA FAMIGLIA, SE COMPOSTA DA BAMBINI, DONNE E ANZIANI DOVREBBE GIUSTAMENTE RISIEDERE IN ALBERGO, E IL SUO POSTO LETTO E IL SUO VITTO DOVREBBERO ESSERE CEDUTI AD UNO DEGLI ANZIANI O A UNA DELLE MAMME CHE DA SETTIMANA SCORSA SONO STATI CACCIATI DALLE TENDOPOLI E DEPORTATI IN TUTTA LA PROVINCIA, così non farebbe neanche più sacrifici a viaggiare.

    Non se la prenda a male mio caro Sig. Antonio, ci aiuti solo a dimostrare che gli attributi, agli aquilani, non mancano!

  5. Osservatore ~ 22 settembre 2009, 11:06

    Vorrei dire anche io qualcosa al signor Antonio: la catalogazione tra galantuomini e truscianti non è sovrapponibile alla dicotomia costa-tende, è alternativa e trasversale. I truscianti ci sono stati sulla costa, come ci sono stati nelle tende… e tanti.. sinceramente però c’è un’altra categoria a cui accenna Ardini: coloro che se la sono vista da soli. Si finge di non capire, ma circa un terzo di Aquilani (un pò meno per la verità) non ha avuto niente da nessuno, si fanno la spesa da soli, si mantengono, si cucinano, si pagano le bollette, la benzina etc.. etc.. e magari sono autonomi, senza più attività, negozio, sede… o pensionati, come tanti… o dipendenti… operai… o magari benestanti miliardari (pochini credo)….costoro in un modo o nell’altro hanno scelto la via della dignità… e non certo per l’elemosina di cento-duecento euro al mese (che da giugno ancora non viene ancora erogata).
    Costoro non hanno profittato di nulla e nessuno, e se sono rientrati nelle case B con le crepe io più che furbi, li definirei esausti, sfiniti, magari incoscienti… ma certo meno furbi di coloro che pur avendo case al mare o in paesi fuori dal cratere, magnano e dormono a rimorchio, e che si sono goduti
    6 msi di vitto pagato e vacanza marinara, o che magari avendo un reddito familiare sufficente, non lo hanno usato per cercare soluzioni proprie, ma sono comodamente rimasti a rimorchio.
    Ripeto non possiamo fare tutt’erba un fascio… ma se ci fossero stati meno truscianti (tende o costa pari sono) e più
    aquilani con le palle che anzichè pensare alla
    “tranquillità” avessero pensato che la loro città, il loro territorio il loro popolo aveva bisogno… le cose andavano diversamente
    di sicuro…. e non mi si venga a dire che non si poteva fare, perchè una roulotte usata
    costa 5000 euro e alloggia 3-4 persone…
    persone però disposte a spendere anzichè
    riporre tranquillamente lo stipendio spesso lauto nel salvadanaio, persone disposte a tribolare sulla loro terra in nome dei principi, anzichè vivere da pendolari assistenzializzati, in nome della tranquillità familiare.
    Una questione di scelta personale quindi… certo…. ma se Ardini e suo padre.. anzichè
    “fare grandi sacrifici” viaggiando… si sono goduti la loro baracca autocostruita… o il camper sotto casa…, allora vuol dire che si può fare… e vuol dire che
    esistono i truscianti…. ma anche quelli con le palle (e la dignità vera… non quella da rotocalco).
    Ora lei caro Antonio si faccia l’esame di coscienza…. io non la giudico… non è il mio fine, nè il mio compito…. io ripeto solo questo:
    la distinzione è: truscianti/galantuomini e secondo me la maggioranza…. con linee di demarcazione magari sfocate… è tra i primi…
    dove sta lei…. lo decida da sè… ognuno di noi lo sa… la notte prima di dormire… lo sa!

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