STRATEGIE DI SHOCK ECONOMY DIETRO IL PROGETTO C.A.S.E.
19 giugno 09 ~
CO.L.T.A. ~
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
LA NECESSITA’ E LA SCELTA: ALLOCAZIONI SCRITERIATE E STRATEGIE DI SHOCK ECONOMY DIETRO IL PROGETTO C.A.S.E.
Di Antonello Ciccozzi
Abstract: il progetto C.A.S.E. per i terremotati aquilani si configura sempre di più come un’operazione orientata in base agli stilemi della shock economy; esso rappresenta una soluzione finalizzata, prima che all’aiuto delle popolazioni terremotate, al profitto di grandi aziende affiliate al Governo, che non tiene conto della varietà degli habitat culturali in cui si vuole calare, e che non basterà a togliere tutti gli sfollati dalle tendopoli. Pare necessaria una revisione parziale di tale progetto e una pronta messa a disposizione di moderni containers al fine di emancipare gli sfollati dal giogo delle tende.
La varietà degli habitat culturali dell’aquilano si manifesta nella preponderanza della differenziazione tra i luoghi urbani e i luoghi rurali. Per chiarire il discorso che qui si propone, questa compresenza può essere schematizzata descrivendo nostro Comune come un territorio, per così dire, a “due coloriâ€: zone “verdi†(i contesti rurali) affiancano un centro “blu†(la città e la sua estensione periferica, che grossomodo forma una linea prossima all’asta fluviale dell’Aterno, tra i due bastioni montuosi che cingono la valle, sfumando tra Preturo e Bazzano). Spesso non si tratta di demarcazioni nette, e vi sono luoghi in cui si assiste a una mescolanza più o meno contrastiva di questi elementi (ad esempio la zona tra Bazzano e Paganica, in cui, a qualche chilometro dalla città , il nucleo industriale occupa un territorio dove permane una consistente vocazione agricola, oppure verso Sassa, al limite Ovest dell’espansione urbana), altre volte la connotazione rurale dei luoghi appare più netta (come a Roio Piano o a Camarda). Il punto, per quanto ci riguarda, è però che tali peculiarità non possono essere in nessun modo omesse da qualsiasi progetto di pianificazione territoriale che contempli la necessità di preservare la qualità della vita; ignorare questi aspetti è viceversa indice di orientamenti votati unicamente al perseguimento di interessi economici, a discapito del valore della qualità della vita.
Come ho scritto non appena i particolari ne furono rivelati, il problema principale del progetto C.A.S.E. - che il governo Berlusconi, grazie l’avallo di Bertolaso, ha indicato alla Protezione Civile e successivamente calato sul comune dell’Aquila - è il seguente: la tipologia abitativa che, nella forma dell’offerta di aiuto, lo Stato cerca di imporre alla cittadinanza, in troppi casi non tiene conto della differenza di habitat culturali presente nel nostro comune. Questa si manifesta, appunto, lungo un continuum urbano/rurale caratterizzato da una serie di punti di soglia: discontinuità identitarie in cui i paesi esperiscono il sé collettivo in termini di pronunciata ruralità , e la città manifesta, ovviamente, una vocazione all’identità urbana. In parole semplici: qui come altrove la città è città e il paese è paese. Questo significa varietà , preservare la varietà è un valore in quanto essa è antitodo contro l’isotropia; un luogo che presenta una varietà interna armoniosa è un luogo dove si può scegliere, e la scelta è la premessa per la libertà .
Perciò non può passare in sordina che il progetto C.A.S.E. porterà - in molti tra i venti siti scelti per l’allocazione - una tipologia abitativa condominiale in contesti rurali; in luoghi dove, da anni, abbiamo scoperto che è così importante che nei piccoli borghi si curi l’essenza del luogo che i vincoli paesaggistici impongono una tipologia consona anche per i coppi dei tetti. Nel Parco Nazionale, dove anche le tegole devono essere di un certo tipo, si semineranno condomini, case di città . Non è un problema di essenza ma di posizionamento, non di forma abitativa ma di allocazione, non di elemento ma di relazione: è come mettere un divano in cucina o una lavastoviglie in salotto. È una scelta, in molti tra in venti siti individuati nel Comune, totalmente scriteriata. L’onere di preservare il luogo - di certo un obiettivo difficile dopo la tragedia che ci ha colpito - è l’onere di preservare la qualità della vita; la necessità portata dal disastro limita il campo di scelte, ma non può diventare un pretesto per legittimare qualsiasi scelta.
Va ricordato che la scelta che si sta attualmente perseguendo - quella di una new town a connotati urbani disintegrata entro contesti spesso rurali, la 2) nel disegno esplicativo – è esito di una opposizione plebiscitaria dei poteri locali alla proposta governativa di costruire una new town unitaria e omogenea, schematizzata dal modello 1). Quella che non è stata invece perseguita è una strategia allocativa – probabilmente la più razionale - basata su criteri di prossimità e su una differenziazione architettonica tra edilizia urbana e rurale, schematizzata dal disegno 3). In molti sospettano che, più che la qualità della vita dei cittadini, si sia scelto di difendere il prestigio economico dei terreni contigui alla periferia urbana, più che il valore della tutela identitaria si sia pensato a interessi delle lobbies locali. Lo Stato ha imposto al Comune una tipologia abitativa unitaria, e il Comune ha ottenuto come contropartita la possibilità di tutelare dal borseggio degli espropri alcuni terreni? Così si vocifera, e non sarebbe la prima volta che in Italia si manifestano tali gradi di priorità nelle scelte pubbliche. I poteri locali ormai dichiarano paternalisticamente: “lo sappiamo che è un obbrobrio, ma ce lo hanno imposto, meglio di così non si poteva fareâ€. Siamo sicuri?
Forse è troppo tardi per ripensare in profondità a questa decisione che - nel sensazionalismo dei primi giorni di emergenza - è stata propinata alla nostra città grazie alla fretta di cui si serve la shock economy per imporsi ai luoghi. Forse no, c’è ancora spazio per la volontà : non tentare sarebbe una colpevole mancanza; specialmente nell’idea che si potrebbe non rigettare tutto il progetto, ma proporre, per alcuni siti, una revisione dei criteri di allocazione di questi edifici. Nei territori più “verdiâ€, dove queste case minacciano di stuprare il carattere del luogo – e, nel contempo, di costringere gli abitanti della città alla deportazione rurale - c’è bisogno urgente di sollecitare un ripensamento, una richiesta di negoziazione nella possibilità di rivedere le localizzazioni in cui maggiormente si manifesta l’inadeguatezza di artefatti urbani in situazioni profondamente ancora rurali. Allo stesso modo, per i paesi meno “verdiâ€, si potrebbe chiedere allo Stato una progettazione architettonica di questi condomini che sia più consona alle peculiarità dei luoghi staccati dalla cinta della periferia urbana.
Questo nella consapevolezza che ormai una parte consistente della popolazione (chi viveva in edifici con inagibilità strutturali) dovrà attendere molti anni prima di rientrare in casa propria: i circa 13000 posti letto previsti dal progetto C.A.S.E. spetteranno probabilmente a loro: probabilmente queste case in parte sono una necessità , ma andrebbero posizionate e pensate meglio, nella consapevolezza che non saranno affatto sufficienti a soddisfare tutte le richieste. Pertanto, contestualmente, per gli altri forse 20-30000 sfollati che avranno la possibilità di beneficiare di tempi di rientro più brevi (da pochi mesi a uno o due anni?) sarebbe il caso di pensare, seriamente e in tempi brevi, all’utilizzo di containers. Il governo si è servito probabilmente di un preconcetto diffuso a livello di immaginario collettivo nazionale: i containers sono invivibili. Certamente trent’anni fa quelli del terremoto dell’Irpinia - a cui implicitamente ci riferiamo per evocare timore, disagio, sofferenza - lo furono, quelli del terremoto di Marche e Umbria pare non siano stati così male. Mentre oggi i containers (che si chiamano “moduli abitativi temporaneiâ€), quelli di buona qualità , pare siano ben altra cosa, eccellenti nell’isolamento climatico, capaci di un confort accettabile per tempi lungi di certo infinitamente meglio delle tende. Però probabilmente i containers – conferendo più autonomia agli utenti - sarebbero stati meno adatti al fine di mettere sotto sequestro la popolazione e propinare alla città ferita ettari e ettari di cementificazione, appaltati quasi esclusivamente a ditte esterne.
Nelle tendopoli l’aiuto - sincero, onesto e innegabile di buona parte del sistema della Protezione Civile - si (con)fonde con sentori di colpo di Stato locale; la mano tesa a dare mimetizza la mano che prende. Qui la popolazione viene tenuta inebetita dalla necessità , viene privata di potere di scelta, addomesticata a qualsiasi ricatto politico, le masse degli sfollati sono costrette nell’inganno di promesse che sottendono molto probabilmente strategie più orientate al perseguimento di profitto economico che all’obiettivo dell’aiuto delle popolazioni terremotate. Le tendopoli spesso si rivelano come degli “altrove interniâ€, dei “non-luoghi†di concentramento dove la gente è resa dipendente da un sistema di sostentamento che esclude la città dalla riproduzione economica del tessuto sociale: se ci avessero dato i containers avremmo seguitato a fare la spesa nei posti di sempre, a mantenere una certa autonomia, così ci siamo ritrovati ostaggio del sistema degli aiuti. Con il passare dei giorni il “non vi mettiamo nei containers, vi diamo direttamente le case†si inizia a rivelare nel dubbio dell’inganno, nei termini di un “vi teniamo in tenda così possiamo fiaccarvi, mantenere un sistema di sostentamento centralizzato che costa 3 milioni di euro al giorno, propinarvi tonnellate di cemento che daranno profitto e lavoro a aziende a noi affiliateâ€. Ecco l’ambivalenza tra aiuto e sciacallaggio, ecco la strada per praticare strategie di shock economy: le grandi catastrofi sono eventi che sgretolano il tessuto sociale dei luoghi che colpiscono, questo costituisce per il capitalismo di conquista una ghiotta occasione. Nei terremoti, come nelle guerre c’è chi conta morti e danni e chi programma opportunità , in tali situazioni grandi investimenti sono proponibili e propinabili con estrema facilità in quanto – semplicemente - la necessità opprime la possibilità di scelta, e l’aiuto può diventare una strategia di profitto.
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Caro Ciccozzi, teniamo ben presente due cose: 1 - Se una cosa è sbagliata e ne siamo convinti, dobbiamo combatterla senza se e senza ma, nel difendere i principi non ci può essere irenismo assiomatico.
2 - Il progetto CASE che è una emerita merdata, probabilmente naufragherà da solo per le cialtronate ed inadempienze anche economiche di questa repubblica delle banane, che già ci ha regalato supreme incompiute, quali tanto per fare un esempio, la metropolitana. Tutti a dire che oramai era fatta e bisognava darla per scontata…. poi però è andato tutto a TROIE !!!!!!!
Cialente ha nominato tancredi consigliere delegato per la ricostruzione.
Evidentemente troppo sole fa male.
E’ ora che i nostri amministratori locali scelgano delle altre sistemazioni (più consone al loro rango) da dove dirigere la ricostruzione.
La protezione civile mi ha fornito l’elenco dei posti disponibili:
San Vittore:3 singola+2 in doppia
Rebibbia:3 singola + 2 in tripla
Regina coeli:4 in doppia e 1 in tripla
Poggioreale:6 tutte in tripla.
Il sole è a scacchi,ma si stà al fresco.
A questo punto è evidente che ci sono infiltrazioni mafiose dentro la ‘ndragheta che governa la città .
Se tancredi si presta al gioco di prendersi tutte le denuncie e i calci nel deretano evidentemente sono tutti d’accordo.
Tra l’altro(fonte affidabile,ma ancora non confermata la notizia) pare che quelli che hanno la E e la F non potranno ricostruire o chiedere l’equivalente in denaro,ma potranno solo “scegliere di accettare” il risarcimento in forma specifica…in altre parole barakke di kakka.
Gli edifiici in E e F verranno tutti demoliti a parte quelli di interesse storico artistico.
Io una volta ho ospitato a casa un famoso poeta dialettale amico di bob dylan che era venuto in italia a trovare i suoi parenti nel lazio…varrà come interesse storico artistico per evitare l’abbattimento?
Adesso telefono a tancredi e glielo chiedo.
Fervono indefessi i lavori delle piattaforme spaziali dove alloggeranno le C.A.S.E.(Catapecchie Antisismiche Senza Elettricità ).
Bertolaser,il nostro supereroe(Monnexetor per i campani),riuscirà nella strabiliante impresa di finire le catapecchie a cese di preturo(dette anche cessi di preturo).
La scelta di cessi di preturo non è casuale perchè è a un passo dall’aereporto internazionale di preturo dove attereranno dart vader e gli altri dominatori della galassia.
Berlusconi potrà far vedere come procedono i lavori con facilità e senza dover attingere al lato oscuro della forza.
La delegazione imperiale si dovrebbe recare anche al bar nurzia a prendere un caffè dopo aver ammirato il lavoro svolto dalla morte nera sulla città dei ribelli.
Berlusconi preme molto sulla riapertura del locale perchè è un fans sfegatato del caffè non troppo lungo, ma cremoso.
Pare gli faccia un effetto stimolante, se sapientemente mixato, con le pillole che usa per aumentare la virilità .
Sarebbe in grado di trombarsi anche la pezz…,bhe forse quella no,però magari una gelmini sì.
Giovane skywalker e voi ribelli della città distrutta ,non sottovalutate il lato oscuro del viagra!
Stà arrivando berlusconi……
http://www.youtube.com/watch?v=yYIClAZ7guE
Per quei sovversivi del colta ,in anteprima mondiale,il documentario censuratissimo su bertolaso rifiutato da tutte le reti italiane e estere.
http://www.youtube.com/watch?v=GrPWariIpps&feature=channel
Ieri c’è stata l’inaugurazione del primo tratto messo in sicurezza del centro storico.
Ma che senso aveva?
Andare lì e vedere che è tutto rotto e ritornare a casa confortati dal fatto che le macerie erano esattamente dove dovevano stare ed era tutto scassato proprio come lo immaginavamo.
I mattoni erano sbreccati al punto giusto,le colonne erano precisamente proprio fuori asse ed è andato tutto esattamente storto.
C’era anche gianni letta con la sua faccia da ciambellano.
Gianni letta ha proprio la faccia da ciambellano e non quella da camerlengo o da commodoro.
Semmai bertolaso ha la faccia da commodoro ,come d’alema ha la faccia da stalliere( e non da mozzo come comunemente si crede per via della barca)e prodi la faccia da cameriere di trattoria bolognese.
Ognuno ha la sua faccia ,come berlusconi quella di culo,e ciò è il significato intrinseco della fontana delle 99 cannelle.
L’artista del tempo aveva visto lungo nella sua visione anche se aveva attribuito un preciso significato religioso all’aura di misticismo che promana la città .
Il novantanove è il numero cardine nella religione mussulmana(i 99 nomi di Allah),come la disposizione della città richiama l’impianto urbanistico di Gerusalemme.
E’ evidente che la città è contesa da tante divinità ,spesso in lotta fra loro,e noi assistiamo alle loro incomprensioni reciproche che assumono la faccia di terribili tragedie naturali.
Dio,Jahvè e Allah tutti concentrati in uno spazio piccolissimo,manca solo Budda perchè è troppo grasso e gli fanno male gli arrosticini a quel cicciabomba.
Mi sa che hai ragione,io direi di cominciare a studiare nel caso berlusconi vende tutto alla famiglia regnante del Quatar.
Sono già in trattativa,a L’Aquila ci saranno 99 moschee.
I discendenti degli abitanti di via costa due stelle pare che non sganciano neanche uno shekel.
Non è tempo per il terzo tempio…e forse neanche il posto.
Rabbi zakkai ben shimon ha detto così.
http://www.sufi.it/islam/99nomi.asp
Effettivamente certe cose non vanno prese sotto gamba.
La cabala parla chiaro.
6 4 2009 ,la data del terremoto che fa 642.009 e se gli sottrai 641.343 ottieni
666 ,il numero della bestia.
Se aggiungi invece un prefisso omnitel ottieni sempre di nuovo il numero della bestia e cioè il telefonino di cialente.
6 come il sei aprile
6 come sei della scala richter
6 proprio una testa di cazzo.
x Sconvoltino.
Vedi Napoli e poi muori.
Vedi L’Aquila e poi piangi.
Quel ciambellano di gianni letta ha detto che ci dobbiamo tenere caro bertolaso.
Solo le barakke di kakka costano 700 milioni di euro più tutte le altre competenze.
Caro è caro indubbiamente.
Bertolaso ha detto che ci vorranno oltre cinque anni per ricostruire il centro storico,ma non ha specificato da quando decorrono.
Se iniziano tra ,diciamo, tre anni ,calcolando i ritardi,fra dieci anni comincia ad assumere l’aspetto preesistente al sisma.
Chi ha fretta vada piano.
La gatta frettolosa fece i figli ciechi.
Chi va piano va sano e va lontano.
In occasione della botta di stanotte ,un pensiero speciale per tutti quelli che hanno la casa in E e F in attesa dell’ordinanza di bertolaso.
Comunque anche per gli A B C D…….e per tutti gli amici delle tendopoli.
Ma L’Aquila jafà o gniafà ?
http://www.youtube.com/watch?v=SJqVneZP6tA
Sono uscite altre tre ordinanze di protezione civile.
Lo stile comincia a spostarsi dal demenziale fino a raggiungere vette deliranti.
Per esempio :”Al fine di ridurre le emissioni di anidride carbonica legate al “grande evento” G8 si dovrà fare un riforestazione, anche all’estero, per un ammontare di un milione di euro”.
ROMA (Reuters) - Il G8 dell’Aquila non deve temere il terremoto, perché la scuola della Guardia di Finanza dove si svolgerà è capace di resistere a tutte le scosse che si sono registrate nella storia della città .
Lo ha detto oggi il capo della Protezione civile Guido Bertolaso, presentando ai giornalisti il summit dell’8-10 luglio prossimi.
Commentando i rischi che potrebbero insorgere da forti scosse di assestamento come quelle che si sono verificate ieri sera all’Aquila, Bertolaso ha detto che per mettere a rischio la sede del vertice a Coppito “dovrebbe verificarsi un terremoto di gran lunga superiore a quello del 6 aprile e che all’Aquila non si ricordi a memoria d’uomo”.
E’ ufficiale.E’ scemo.
[...] http://colta.info/2009/06/19/strategie-di-shock-economy-dietro-il-progetto-case/ [...]